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Archivio Metallo Italiano presenta:. Intervista a Fabio Carmotti (Sharon, Angels in black, No Man Eyes)

Archivio Metallo Italiano presenta:. Intervista a Fabio Carmotti (Sharon, Angels in black, No Man Eyes)


Per questa prima puntata della rubrica “Archivio Metallo Italiano”, abbiamo con noi Fabio Carmotti, cantante di Genova noto per aver suonato in band storiche come gli Sharon (da non confondere con l'omonima band di Torino), i Darkwish, gli Angels in Black e i promettenti No Man Eyes. Fabio si è dimostrato fin da subito molto disponibile, e non solo mi ha permesso di inserire l’intera discografia degli Sharon ma mi ha anche fornito un quadro ben dettagliato della scena metal anni ’80 a Genova.

Ma prima di iniziare mi sembra necessario tracciare una breve biografia degli Sharon: il quartetto è nato nel 1986 ed era formato, oltre che dal nostro Fabio alla voce, da Roby Maestrini al basso, Luca Arcari alla batteria e Marco Colombo alla chitarra. Nei quattro anni di attività, questi ragazzi hanno pubblicato due demo e un singolo prima di sciogliersi definitivamente nel 1990.



Allora, Fabio, ti ringrazio subito per la disponibilità. Una delle cose che più mi ha colpito a primo impatto è il nome della band; perché “Sharon”?

Fabio: Il gruppo si è formato inizialmente come una cover band; nel nostro repertorio avevamo molti pezzi di Ozzie Osbourne e dei Black Sabbath, i quali erano per noi dei veri e propri idoli. Pensa te che il chitarrista, Marco, era talmente ossessionato da Randy Rhoads da studiarsi tutti i suoi assoli per giorni e giorni in modo da riproporli alla perfezione! Alla fine, quando dovemmo scegliere un nome, votammo all’unanimità per Sharon, in onore della famosa moglie di Ozzy Osbourne.




Parlami dei tre lavori che avete pubblicato, qual è quello a cui tieni di più?

Fabio: Eravamo giovani, appena venticinquenni e non avevamo molta disponibilità economica. Alla fine riuscimmo a racimolare quel che bastava per registrare i due demo all’Home Studio, una sala di registrazione che oggi non esiste più. Se dovessi però scegliere tra i tre lavori, punterei il dito su Skintight: sebbene composto da una sola traccia, è il pezzo più completo che siamo mai riusciti a scrivere e rappresenta in toto l’evoluzione della band durante quei quattro anni.

Qual è stato il momento più divertente durante la tua esperienza con gli Sharon?

Fabio: Beh, senza dubbio l’episodio dell’“Oltre il Jukebox Festival”! L’organizzatore metteva in piedi questo festival riunendo diverse band di Genova, e quell’anno chiamo noi Sharon. Mi ricordo che il nostro batterista Luca, già accanito bevitore, quella volta ci diede davvero dentro con la birra, tant’è che alla fine era parecchio su di giri. Dovevamo suonare di lì a poco, così gli preparammo un concentrato di Coca-cola e zucchero per farlo riprendere, finché alla fine ce l’ha fatta e sebbene un po’ traballante, è riuscito a suonare. Mi ricordo che quella volta siamo morti dalle risate, ed è un episodio che ricordo con molto piacere, e forse anche con un pizzico di nostalgia.


Ascolta "Skintight" registrata nel 1990 - courtesy Youtube

Nella tua carriera hai partecipato a diversi concerti, quali sono quelli che ti sono rimasti maggiormente impressi?

Fabio: beh, senza dubbio gli ultimi con i No Man Eyes! Mentre con gli Sharon eravamo noi che organizzavamo i concerti, e suonavamo insieme a gruppi amici, oggi i locali ci danno la possibilità di suonare con band di grosso calibro nel panorama italiano. Durante la mia esperienza con i NME ho fatto da spalla a band importanti come Trick or Treat, Mastercastle e i Wonderworld di Roberto Tiranti. Con quest’ultimo conservo un ricordo vivido, in quanto aveva con se due musicisti norvegesi i quali, tra una birra e l’altra, ci hanno insegnato un gran numero di parolacce del loro paese.
I No Man Eyes propongono un sound molto massiccio con la tua (inaspettata) voce limpida. Quali sono le vostre influenze?

Fabio: Beh, senza dubbio Malmsteen, i Megadeth, i Nevermore… la mia voce è effettivamente originale per il nostro genere (che spesso si avvicina al power/death). Pensate che una webzine tedesca mi ha massacrato proprio per questo!

Com’è cambiata la scena metal di Genova dagli anni ’80 a oggi?

Fabio: Negli anni ’80 c’era molta più gente disposta a uscire per la musica dal vivo. Mi ricordo che ci capitava spesso di suonare nei teatri con il biglietto a 10.000/12.000 lire e riuscivi sempre a riempire il locale. Di conseguenza era possibile organizzare tutto e andarci quasi sempre in pari. La gente era disposta a pagare per ascoltare la musica dei gruppi emergenti, spesso senza neanche sapere che genere musicale proponevano.

Oggi la situazione è purtroppo ribaltata: se proponi la tua musica, non attiri più lo stesso numero di persone di una volta. Ci troviamo a dover competere con le tribute band e i karaoke, in uno scontro impari: la gente non esce, gli amici non possono venire sempre e l’unico modo è affiancarsi a band grosse che attirano pubblico grazie al loro nome. Tuttavia da questo punto di vista siamo fortunati: a Genova c’è infatti l’Angelo Azzurro, un locale che, sebbene piccolo, riesce a organizzare concerti memorabili; il gestore è davvero in gamba e ce ne dovrebbero essere molti di più come lui.


Che fine hanno fatto i membri degli Sharon? E quali sono i progetti futuri per i No Man Eyes?

Fabio: Purtroppo li ho tutti persi di vista… uno fa il tassista, un altro l’istruttore di scuola guida. Anch’io sono un impiegato e ho famiglia ma fortunatamente sono tornato nel giro grazie ad Andrea Raffaele degli Angels in black che mi hanno letteralmente tirato fuori dalla naftalina. La musica è una passione che non si molla facilmente!

Per quanto riguarda i No Man Eyes stiamo cercando un’etichetta italiana che creda nella nostra musica e ci supporti in modo adeguato. Purtroppo un'altra grande pecca dei nostri tempi è il fatto che oggi devi pagare cifre esorbitanti per averne una. Invece una volta erano loro che pagavano te per venire a suonare sotto di loro! Grazie alla nostra precedente etichetta, la danese Mighty Music, siamo riusciti ad avere un discreto numero di recensioni e una certa visibilità. Oggi siamo di nuovo alla ricerca di un’etichetta che ci permetta di raggiungere un numero sempre più grande di ascoltatori.


Per concludere ti chiedo cosa ne pensi di queste band di Genova:

Halley: Erano simpaticissimi. Il cantante, Francesco Tallevi è un vecchio amico mentre il bassista era fenomenale; il chitarrista invece suona da parecchio negli Ad Metalla.

Ad Metalla: Hanno un gran bel tiro, il nostro chitarrista ha collaborato con loro per la registrazione del loro ultimo CD. Il cantante Fabrizio Lamagni, oltre a essere un amico, ha una voce molto originale e canta in italiano.

Necrodeath: Gran bel gruppo, s’è formato nello stesso periodo degli Sharon. Prima o poi ci suoneremo insieme.

Sadist: Siamo amici di Trevor e Tommy e tempo fa ci siamo proposti alla sua etichetta, la Nadir. Purtroppo il nostro budget non era sufficiente e siamo stati costretti a lasciar perdere molto a malincuore. Ma chissà che in futuro…

Shadows of Steel: Li conosco da molto tempo, il bassista Steve Vawamas ha suonato con me negli Angels in black, mentre il cantante Wild Steel non finisce mai di sorprendermi con i suoi mille progetti musicali.

Siamo giunti al termine di quest’intervista, voglio ringraziare Fabio per la grande disponibilità e Mirko Gallazzo per lo spazio che mi ha offerto sul suo sito. Alla prossima e keep the faith!


by Michele Sonnini

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